La giovane e le maschere.

 

(Da un manoscritto anonimo)

 

A cura di

©Aristide Caruso

 

  

      Alla fine dell’'800 e nei primi decenni del '900, molto diffuso -in Italia ed all'estero- era il fenomeno  dello  spiritismo, cresciuto all'ombra di una metafisica mai tramontata, nonostante  le agguerrite  critiche iniziate, a  partire dal  XVIII sec., con Kant.

   In Italia, il fenomeno contribuì ad alimentare un filone letterario che ebbe in  Carolina Invernizio  uno dei suoi esponenti più efficaci.

   A tale filone è  sicuramente riconducibile questo racconto anonimo che ho trovato, spulciando fra le tante carte polverose ed ingiallite contenute in una vecchia valigia, al "mercatino dell'usato".

   Alla fine del manoscritto v'è una postilla scritta da una mano diversa  da quella dell'autore del racconto.  

   L'autore o l'autrice dell'aggiunta lascia  intendere di aver avuto un  "incontro" con  la protagonista  di questa  storia .

***

       Il racconto

   Una giovane donna, rovistando in un baule abbandonato nella vecchia soffitta  della  villa -dove è andata  a vivere da qualche tempo- trova delle maschere.

   Incuriosita, le toglie una alla volta ed incomincia a provarle guardandosi in uno specchio - polveroso e sbilenco - appeso ad una parete.

   Le maschere calzano perfettamente il suo viso, come se le avessero modellate su di esso.

   Sta provando l'ultima maschera, quando sente una voce:

   - Belle, le maschere sul tuo viso! Abbiamo aspettato tanto! -

   La giovane, turbata, si gira ma non vede nessuno.

   - Non dietro di te! Guarda  nello specchio! - aggiunge la voce, modulando dolcemente i suoni.

   La giovane si rigira, guarda, resta come paralizzata. Vorrebbe fuggire ma le gambe restano inchiodate al suolo.

   - Calma!- dice a se stessa -Non debbo farmi prendere dal panico-.

         Solleva di nuovo lo sguardo verso lo specchio e vi scorge l’immagine di una donna bellissima.

   - Sono qui! Sono imprigionata da tanto tempo in questo specchio. La casa, una volta, era mia: vi abitavo con Ines, la governante. Fui  Elena S …, l'attrice Elena S … - bisbiglia la donna dello specchio.

   - Il ‘mal sottile’- aggiunge - mi ha rapito nel pieno della giovinezza e di una carriera promettente, ma il mio destino non si è ancora concluso. Ora, grazie a te, potrò forse completare il mio viaggio interrotto, se tu capirai quello che ti dirò-.

   - Giacevo in fin di vita nel mio letto - incomincia a raccontare - quando sentii improvvisamente che il dolore e la pesantezza erano completamente scomparsi.     Provavo una sensazione di leggerezza e ciò m'indusse a scendere dal letto. Feci un giro tutt'intorno e, cosa assai strana, i miei piedi non toccavano più il suolo.     Guardai sul letto e vidi il mio corpo, immobile ed accartocciato. Beh, questo è sicuramente un sogno ! Fra poco verrà Ines e mi sveglierà, mi dissi-.

   -Tranquillizzata dalla spiegazione che ero riuscita a darmi – continua Elena - mi misi a girare per la camera e la mia attenzione fu attratta dal baule che racchiudeva tutte le mie cose più care, comprese le belle maschere che solevo indossare nei veglioni di carnevale. Un impulso irresistibile m’indusse a provarle una per una e ad ammirarmi in questo specchio, finito, chissà come, quassù insieme al baule.-

   - Giunta che fui all'ultima, quella che ora copre il tuo volto ,- prosegue l’attrice - mi sentì sospinta in un vortice di luce fredda che proveniva dallo specchio. Di colpo, tutto scomparve. Niente, non vedevo più niente. Era rimasto solamente un residuo di percezione, che mi faceva capire di non essere più nella mia camera, di non essere  la donna di quel letto; ma chi e dove io fossi, non si ponevano più nemmeno come domande.-

   Terminato il racconto, Elena aggiunge con voce naturale e tranquilla - ora esco dallo specchio e ti raggiungo –

  La giovinetta, non ancora ripresasi dalla prima e sconcertante impressione, vede apparire accanto a sé  la donna.

   E’ molto più alta di lei, ma ciò dipende dal fatto che  è sollevata  dal pavimento, e sembra fluttuare nel vuoto, come la fiamma di una candela mossa da un vento leggero.

   La giovane si sorprende di non aver più paura. Ascolta la donna come se ascoltasse una vecchia amica all'ora del tè. Cerca anche di togliersi la maschera.       

   - No...! Non toglierla! Se la togli, non potrò continuare il viaggio, resterò di nuovo imprigionata nello specchio senza più speranza di raggiungere la meta destinata - s'affretta a dire l'attrice.

   -Si, è proprio così, solamente se tu porterai per tutta la vita queste maschere, rinunciando alla tua identità, io potrò riscattarmi finalmente da quell'ultima vanità mondana che mi ha impedito di raggiungere la salvezza - dice, con voce impastata di pianto, la donna del ritratto.

   Aggiunge anche che la giovane non ne soffrirebbe; al contrario, le maschere la proteggerebbero dalle tentazioni e dai pericoli della vita. Nessuno più la riconoscerebbe, ma le tracce del sua esistenza sarebbero tante e così profonde da non poter essere ignorate.

   - Attenta! Se decidi di aiutarmi -  dice, questa volta,  con voce ferma e chiara l'attrice  - ti dovrai ricordare,  quando anche per te arriverà il momento di iniziare il viaggio,  di togliere tutte le maschere. Se non lo farai, incorrerai nella mia stessa pena e chissà quando e come potrai raggiungere la meta.

   A queste ultime parole di Elena, la giovane  è nuovamente presa da un forte turbamento che le impedisce di riflettere . Pensieri diversi le affollano la mente e la  lasciano in quello stato di smarrimento e di angoscia  che precede ogni decisione importante, ma è  solo un istante. Poi, assecondando il moto dei suoi sentimenti, stende la mano per accarezzare il volto pallido e gentile della defunta. Avverte soltanto il vuoto ed il soffio leggero dell'aria.

   Nella soffitta  è ormai sola. Per un attimo ha il dubbio di aver sognato; ma che non è stato un sogno lo capisce subito: da quella mano che ha accarezzato l’aria spira una piacevole fragranza mai avvertita prima di allora.

***

Postilla

   Nella vita s’incontrano tante maschere: anime afflitte in cerca di pace, desiderose di sfuggire agli occhi indiscreti del mondo. Di loro non ci accorgiamo, perché -chiuse nel loro egoismo- non lasciano traccia; ma la maschera di questa storia lascia -in chi ha la fortuna di incontrarla- un profumo soave che invoglia a fare cose belle e buone.

 

    Lamezia Terme,lì 21 luglio 2003

          Aristide Caruso

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